Antonio De Pascale – Real Time, 2005/2007

Antonio De Pascale. “Real Time” 2005/2007.

Dal landscape al mediascape il passo fu breve, per questa serie cominciai a ri-trattare frame di provenienza telegiornalistica per i quali, nella declinazione pittorica, inventavo montaggi inediti all’interno di una cornice grafica ben riconoscibile, paradossi visivi nei quali “il reale” (un eccesso di reale) sembra irrompere nella surrealtà dello spettacolo quotidiano.

“Il controcanto è un motivo melodico secondario che si sovrappone o sottopone al motivo melodico principale” (Wikipedia); nel mio oscillare fra oggetto e pittura, segno e referente, mi è sempre sembrato naturale sconfinare dalla specificità del medium e riproporre alcuni lavori anche in scala 1:1, incroci genetici fra catalogo d’arte e packaging commerciali, shopping bag e depliant pubblicitari, un procedere per sovrapposizione ed interferenza fra l’universo dell’arte e quello della merce. Real Snack è un multiplo ricavato dalla rielaborazione della Milka…”un prodotto Kraft, cose buone dal mondo”, dieci tavolette di cioccolata confezionate come souvenir mediali e raccolte in un espositore che ri-calca nella forma e nella grafica quelli veri che quotidianamente incrociamo al bar o sul bancone del tabaccaio. Se l’immaginario pubblicitario permea ogni aspetto della realtà diventando la forma di comunicazione più universale ed immediata a disposizione, per dialogare con il più vasto numero di persone possibile, mi servo di questo immaginario come linguaggio strumentale, restituendone un controcanto intriso di memoria mediatica che ne diventa al contempo anche una decostruzione, lo sguardo fuori campo.

Ciò che dici mi fa venire in mente la lezione di Roland Barthes in merito a quello che lui chiama “terzo senso” o “senso ottuso”. Barthes illustrando i diversi livelli di senso di un’immagine, dopo aver descritto il primo ed il secondo (livello informativo, ovvero quello della comunicazione, e livello simbolico, ovvero quello della significazione, più stratificato del primo, ma sempre individuabile) parla di un terzo senso, un senso “evidente, eppure erratico, ostinato” che agisce da dietro/dentro l’immagine, e sembra porsi al di fuori del linguaggio, inteso come capacità di spiegare la sua presenza. Il terzo senso è quello che “è di troppo”, un qualcosa che eccede la nostra volontà di spiegazione. Barthes lo chiama senso “ottuso” perchè “sembra spiegarsi al di fuori della cultura, del sapere, dell’informazione; analiticamente, ha qualcosa di derisorio, in quanto apre all’infinito del linguaggio”.

Source: http://www.antoniodepascale.it

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